sabato 25 ottobre 2014

Allo stadio con zia Red

Se mentre tifate su casteddu vi va di leggere la cronaca dallo stadio sant'Elia... Red una settimana fa era a vedere Cagliari - Sampdoria! Speriamo che sia solo il primo numero di una lunga serie di racconti!




Da quand’era che non andavo al sant’Elia! Cagliari-Roma 4-2. Zeman allora era giallorosso, e a fine partita tendeva al verde. Un’altra epoca, da quel giorno sembrano passate ere geologiche. È passata Trieste, is Arenas pieno, vuoto, sequestrato, esilio emiliano, ritorno al Sant’Elia, e sicuramente qualche passaggio che ora, a memoria, mi sfugge. Poi l’abbandono di Cellino e adesso alla Roma ci sono Nainggolan e Astori, e a Cagliari c’è Zeman. Tutto è al rovescio, o forse il tempo ha rivelato il dritto. Il breve passaggio a is Arenas, ricorderete, non mi soddisfò, ho preferito di gran lunga su Nuratze! Ma tornare al sant’Elia… Uh, mi ha riempito di felicità!!! Perché, lo sapete, per me la partita ha due forme: Radiolina e lo stadio. Tutto il resto è ripiego.
E il sant’Elia è uno dei posti del mio cuore, calcio o non calcio. È a pezzi, poverino, ma è pur sempre un pezzo di storia e io, da brava archeologa, sono per il recupero, la valorizzazione e la tutela dei pezzi di storia. Il ritorno è insieme un ritorno a casa e un inedito: non è più tribuna (centrale o laterale nord), ma distinti, e la compagnia, edita nella finale di supercoppa a Su Nuratze, si presenta per la prima volta insieme per tifare su Casteddu. Siamo dunque io, Violet e la comare delle Stronze, la carissima Quadernino Rosso da Tonara. La presenza di Tonara si insinua subito in tutto ciò, già da quando Violet festeggia i biglietti appena comprati con un gelato al torrone di Tonara, e Pattolino nostro Sau incappa, per caso o per destino, sui nostri biglietti, benedicendoli.
La mattina si sveglia col sole e io penso che il giorno della partita contro l’Inter, al posto della mia consueta “It’s oh so quiet” ho ascoltato “quando Gigi Riva tornerà”. Così decido di evocarlo anche questa domenica e ci si prepara per lo stadio con buona musica e poche parole. Esco di casa con la maglia del Cagliari, quella bianca con la strisca diagonale rossoblù, accessori rossi, jeans blu, occhi truccati di blu e rossetto rosso, manicure rosso blu. Anche Violet ha una chicchissima manicure in tinta, e tanto viola (che è pur sempre l’unione del rosso e del blu). I gufi ci accompagnano e con loro l’inno del Cagliari, quello nuovo, che mi piace assai.
Il tempo di arrivare allo stadio, parcheggiare, entrare nel diroccatissimo, ma amatissimo, tempio del calcio casteddaio, trovare posto e sincerarci che gli arbitri siano giallo vestiti e non rosa, siamo pronti a partire. Pronti, via: siamo circondate. Gente che non capisce nulla di niente di calcio, ne volete? Gente che paga il biglietto per autocugurrarsi le peggiori cose? Mamma mia! Sembra di vedere una partita alternativa! Il Cagliari gioca, e gioca bene, tiene palla, costruisce, ma in avanti è un po’ troppo dispersivo, in effetti. Soprattutto sulla tre quarti, innervositi dal catenaccio, tirano su la palla, che incappa, per ovvie leggi della fisica, sugli armadi blu cerchiati. Ibarbo è un filino allollonato a momenti, ma nulla giustifica il disfattismo imperante. Violet lo fa presente, la sua vicina di posto la guarda stupita e farfuglia aberrazioni, suo marito è l’unico del settore a capire, ma la megera non gli dà retta. La Samp è la perfetta trasposizione sul campo del concetto di calcio di Mihajlovich. Sono solidi, attenti, precisi. Catenacciano da dio, e ripartono. E quando ripartono fulminano, porca miseria a loro!
Mentre mi sgolo con le mie compagne di avventura seguendo i cori della Nord per non sentire le eresie calcistiche dei nostri vicini di posto, ci fulminano una e due volte. Due tiri in porta e due gol, carogne loro. Mi scende una lacrima sul menisco dell’autore del secondo gol, Obiang, povero lui, chissà come finirà il campionato. Scappa qualche parolaccia, ma poche, ché ci sono i bambini. Bambini, perché non siete nel settore famiglie?
Nel frattempo Cacciatore spara a Cossu e si prende un giallo, copre di insulti il guardalinee e noi lui. Fischi, fine del primo tempo. Sete.
Mission impossibile, io e Quadernina alla ricerca dell’acqua. Rabdomanti sfigate non riusciamo ad ottenerla e desistiamo, mentre ai finto-tifosi cugurre che gliene importa di tornare ai propri posti in tempo per vedere il secondo tempo? Uno di fronte a noi osa dire: avevo predetto un 3-0, ne manca solo uno. Quadernina lo vuole stendere sulle impalcature, io attacco con: ma un tifoso che non tifa non può lamentarsi per una squadra che non gioca! E ai miei posti continuo con la solfa che i tifosi meritano squadre che giocano come loro le sostengono: in quel caso, grazie ai distinti, staremmo perdendo 7-0.
Ma è la svolta, perché ormai è una questione di principio: ragazzi, dobbiamo zittire ‘sti scemi! E inizio a impegnarmi moltissimo in combutta con i gufetti che mi ornano le orecchie. “muori, muori, muori…” ogni volta che un armadio tocca il pallone… funziona! Perdono palla in ogni modo e noi teniamo il pallino del gioco. Da Tonara ci informano che si sta compiendo un’impresa contro il Tempio: Calaresu segna il primo gol. Esultiamo. Capisco il vero problema della partita: a vedere le dimensioni dei calciatori sembriamo una squadra di pulcini contro professionisti. Propongo alla Fifa: possiamo fare entrare in campo giocatori a metro cubo e non a numero?
Perse in questi pensieri il Cagliari, tira fuori dalla porta un gol fatto per tre volte. La prima è un palo, poi boh. Io l’ho riguardata in tv e non lo so se è stato un piede, la mano del portiere o un grande culo di chissà chi, ma non ci hanno segnato il terzo. La curva sospinge lo stadio, Cacciatore punta Ibarbo. Doppio giallo e fuori l’energumeno cerchiato tra i fischi, e i nostri insulti... giusto un po’ barrose, lo vorremmo aspettare fuori, il burdazzo. Rigore, Avelar. Goooooooooooooooooooooollllllllllllllllll!!!!!!!!!!!!!!!!! Tripudio, saltiamo in piedi, cantiamo. Le cugurre ancora si lamentano, non sono sazie. Mudusu, porca miseria, mudusu!
Io ci credo, Violet ci crede, Quadernina ci crede, la curva ci crede e ci crede un nuovo nipotino adottivo tesoruccio delle zie: Donsah! Quando il bimbo entra in campo iniziamo a crederci tutti: a facci manna contro i terzi in classifica, cattivi cattivi cattivi come babbo Sinisa vuole. Ma il nostro ragazzino non teme niente e nessuno. Applausi a scena aperta. Cala segna la doppietta a su Nuratze. Esultiamo e i nostri vicini non capiscono un cavolo (non è una novità). Stiamo ancora esultando quando Sau, con una precisione da piedino d’oro meravigliosa, segna il pari. Tripudio. Saltiamo, cantiamo e balliamo, il Quadernino commosso rischia le lacrime: io da bambina giocavo con lui!!!! Non ci siamo ancora sedute che Cala segna il tre. Il tripudio non finisce, Tonara caput mundi! I minuti passano, gli energumeni ci soffrono da impazzire, rallentano. Ogni rimessa diventa una quaresima. Il guardalinee sogna fuori gioco e io gli urlo “o conc’e lampadina ma lo sai dove te la devi mettere la bandierina?”. Domanda retorica, ovvio. Cossu ruba la palla e accende la quasi rissa, si becca un giallo, si crea l’occasione per la vittoria, ma l’arbitro ce la annulla, mica ho ancora capito perché! Tre fischi, chi se ne frega. Intanto poker di Calaresu a su Nuratze. Cosa vogliamo di più? Il cielo è blu, riempiamo di applausi i nostri ragazzi, usciamo dallo stadio festanti. I nostri vicini di posto ancora non sono convinti, io non capisco: ma per cosa volete andare allo stadio, per la favola della buona notte? Ragazzi, che partita, che emozione!!!!
Epilogo: Mihajlovich ammette la sconfitta nonostante il risultato e offre la cena a Zeman. Ora, a mio parere Zeman deve una cena a noi: la nostra presenza è stata il fattore x che ha cambiato le sorti della gara, ve lo assicuro! Quindi, mister, sia onesto e ci inviti, punto e basta. Anzi no, un’altra piccola richiesta per ringraziare il Quadernino dell’ottima compagnia: porterebbe anche Farias?



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