lunedì 5 ottobre 2015

Quando la Terra ricevette in dono i Baobab

Foto da web
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A quel tempo, la Terra era giovane, ricca di suoni e di colori. Il Dio Supremo l'aveva creata bella e accogliente, tonda e sinuosa. Era il suo gioiello, piccolo scrigno di vita nel vasto Universo. Era la gioia dei suoi occhi e il sorriso del suo cuore e, ogni giorno, aveva in serbo per lei un dono: una volta era un fiore profumato, un'altra era un ruscello rinfrescante, un'altra ancora una farfalla dal battito d'ali lieve come una carezza. Il Dio Supremo aveva davvero un'infinita fantasia e amava la varietà e la diversità, così la Terra, pian piano, si trovava ad accogliere esseri piccoli accanto ai grandi, immensi e minuscoli, fragili, forti, teneri, veloci o lenti...
Doveva essere un caldo giorno di primavera – uccelli dalle grandi ali cercavano un albero che accogliesse il loro nido, i grandi erbivori della savana bramavano riparo dal sole di mezzogiorno – quando il Dio Supremo regalò alla Terra il primo Baobab.
Il Baobab era l'albero più grande che la Terra e il Cielo avessero mai visto, con il tronco possente per sostenere la volta stellata della Notte, che scendeva ad abbracciare la Terra e il Mare, quando il Sole, stanco, colorava di rosso la sera per correre verso il riposo. L'immenso albero aveva rami forti, per offrire riparo ai grandi uccelli e a numerose scimmie, e frondosi, ricchi di foglie, come mille occhi aperti, pronti a cogliere le bellezze della Terra e il luccichio delle stelle del Cielo.
Era così magnifico il primo Baobab che gli dei minori scesero a rendere omaggio alla nuova creatura uscita dalla mano del Dio Supremo. Il Dio della Pioggia si offì di colmare la sua sete, il Dio del Vento di trasportare lontano i suoi semi, perché tutti gli angoli della Terra potessero godere di tanta bellezza, e il Dio del Fulmine gli promise che, quando fosse diventato molto vecchio e i suoi giorni fossero volti al termine, i rami secchi e spezzati, grazie a lui, sarebbero diventati nuova terra, vita rinnovata tutt'intorno.
All'inizio, il Baobab ricevette con gioia ogni dono e, per molti molti anni visse felice e in pace con tutti, anche con gli dei minori, nutrendosi con la pioggia, affidando ai fulmini i rami che si seccavano e al vento i suoi semi che, appena trovavano il grembo accogliente della Terra, germogliavano e davano vita a nuovi, meravigliosi, Baobab.

Un brutto giorno però, all'arrivo dell'inverno, i Baobab della savana iniziarono a protestare in coro contro la pioggia e il vento, che disturbavano il loro sonno, e contro i fulmini, che rovinavano la loro splendida chioma.
Gli dei minori furono molto dispiaciuti dell'ingratitudine dei Baobab e provarono a ragionare con essi, ricordando l'importanza dei doni che offrivano. Ma i Baobab, resi ciechi dalla superbia e dall'orgoglio, urlarono più forte e nominarono un portavoce che parlasse al Dio Supremo, affinché togliesse ogni potere al Dio della Pioggia, al Dio del Vento e al Dio del Fulmine, e non arrivasse più l'inverno nella savana.
Il Dio Supremo scese sulla Terra, si sedette al suo tribunale e ascoltò tutti.
Per primo parlò l'Inverno e disse che il vento e la pioggia erano fonte di vita per la savana. Spiegò che gli alberi, al suo arrivo, perdevano le foglie, ma questo permettava loro di riposare i rami stanchi e di essere ancora più belli e forti a primavera.
Tutti gli abitanti della savana annuirono, tranne i Baobab.
Allora fu data la parola al rappresentante dei Baobab, ed egli disse che i Baobab erano grandi e forti, i più belli e i più forti tra tutti gli alberi, e non avevano bisogno di nessun inverno, né della pioggia, né del vento e tantomeno dei fulmini, per vivere. Anzi, senza tutto ciò, sarebbero stati ancora più belli e forti.
A quelle parole un filo di paura attraversò tutti gli abitanti della savana.
Infine parlarono gli dei minori e dissero che l'egoismo dei Baobab era pericoloso per la vita stessa della savana: è vero, ammisero, l'arrivo dell'inverno porta una piccola morte nella savana, ma nessuna creatura può vivere senza il riposo di quella stagione. Non c'è vita senza la pioggia che nutre, non c'è vita senza il vento, che conduce i semi verso una nuova dimora, e non c'è vita senza il fulmine, che brucia e rende alla terra ogni ramo secco, quando ha fatto il suo tempo.

Il Dio Supremo tacque a lungo prima di prendere una decisione. Voleva bene ai Baobab, erano una delle sette meraviglie che aveva regalato alla Terra. Ma dovette ammettere che, proprio la grandezza, la forza e la bellezza, li avevano resi ciechi ed egoisti.

Quando il Dio Supremo parlò, la sua sentenza fu terribile: “Il vostro egoismo – disse ai Baobab – vi ha resi ciechi. E d'ora in poi sarete ciechi per sempre”.
Poi aggiunse: “Poiché le foglie sono gli occhi degli alberi, da oggi tutti i Baobab del mondo nasceranno capovolti, con le radici al posto dei rami, e non potranno più vedere le bellezze della mia Terra!”.

E così fu.
Presto la punizione del Dio Supremo si avverò. I Baobab nacquero ciechi, con le radici rivolte al cielo, a implorare il dono della pioggia che nutre e porta vita.
La Madre Terra, avanti negli anni, dopo aver accolto tanti nuovi doni del Dio Supremo, un giorno, decise di intercedere per quei grandi alberi. Il Dio Supremo la ascoltò e oggi i Baobab hanno foglie e fiori e frutti. Le farfalle si nutrono ai loro fiori, donando in cambio carezze gentili, le scimmie ne mangiano i frutti e gli uccelli trovano riparo e riposo sui loro rami. Solo durante la stagione delle piogge, però, a ricordare a tutti che abbiamo bisogno di pioggia, vento e fulmini, per vivere. E che senza l'inverno non può venire primavera.
Per il resto dell'anno i Baobab tornano spogli e ciechi. Grandi colonne tra Terra e Cielo. Con le radici in basso, ancorati alla madre che dona nutrimento, accoglie i semi e germoglia nuova vita, e con le radici in alto, a sostenere la Notte stellata e nutrirsi di desiderio.


Liberamente ispirata ad una leggenda africana, I grandi alberi capovolti.

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