lunedì 26 maggio 2014

L'Almanacco di Violet


Sole
A Cagliari (Golfo degli Angeli, Mediterraneo, Terra, Sistema Solare, Universo. Coordinate: lat. 39°21’; lon. 9°13’; alt. 4m s.l.m.) il Sole sorge alle 6:01 e tramonta alle 20:38.

Luna
All’inizio della settimana la Luna è calante. Il 28 maggio è Luna Nuova. Da qui inizia la sua fase crescente.

Cielo del Mese, i Pianeti
Venere sorge per tutto il mese poco più di un’ora e mezza prima del Sole: rimane, quindi osservabile al mattino presto, piuttosto basso sull’orizzonte orientale. Ora il pianeta sta attraversando la costellazione dei Pesci e il 31 fa il suo ingresso nell’Ariete.

I Santi
26 maggio: san Filippo Neri
27 maggio: sant’Agostino di Canterbury
28 maggio: san Luciano
29 maggio: san Gherardo di Macon
30 maggio: san Gavino, san Proto e san Gianuario martiri di Porto Torres
31 maggio: Visitazione della Beata Vergine Maria
1° giugno: san Giustino

La Notizia del Giorno… un Anno Dopo
Desulo – Blitz contro i maiali (L’Unione Sarda, Edizione del 30 maggio 2013, p. 1). Se vuoi consultare le Breaking news di quel giorno, clicca qui.

Feste, Ricorrenze Curiosità
Il 31 maggio è la Giornata Mondiale senza tabacco. Aderiamo tutti!!!
Il 1° giugno si celebra la Festa Internazionale dei Bambini.

Il Lama Racconta
I luoghi sono come la gente. Esistono, vivono. Portano dentro delle storie. A volte tristi, altre liete. E ce le narrano, se solo abbiamo occhi per guardare e orecchi per ascoltare. Ma i luoghi, come le persone, portano dentro anche dei desideri: sono storie fantastiche, di quelle che si dipanano tra il sogno e la veglia, tra la veglia e il sonno. Spesso non raccontano ciò che è accaduto realmente, ma dicono chi si è nel profondo. Perché i luoghi, come le persone, sono molto più simili ai propri desideri che alla cruda realtà…


Era lì. Da diecimila lune le sue radici affondavano in quella terra e le sue fronde vedevano quel cielo.
Era lì. Che fosse estate o inverno, notte o giorno, viveva e amava. Resisteva e si donava.
Da quando era spuntato, giovane germoglio, esile virgulto di castagno, erano trascorsi più di settecento lunghi anni. Da allora erano cambiate molte cose. Solo il tempo e le stagioni si erano susseguite, come sempre, in un cerchio che parlava di nascita e vita, di declino e morte. Di rinascita. Di rinnovamento. In un eterno alternarsi tra crescere e diminuire, tra vecchio e nuovo, che insegnava l’impermanenza dell’essere. E lui aveva imparato: aveva imparato a cambiare e a rimanere se stesso. A non scoraggiarsi. A non cedere.
Quando era caduto a terra, semplice castagna catapultata fuori dal riccio, lontana dalle gemelle, era stata la mano di una Jana a dargli una lieve carezza ben augurante, prima di nasconderlo in un piccolo buco del terreno. Come in un sussurro che veniva da lontano, come una reminiscenza di una vita passata, che non era sicuro fosse nemmeno la sua, ricordava le brevi parole che l’accompagnarono, condite da sorriso di fata: – Tu sei destinata a cose grandi, piccola castagna mia. Riposa, ora. Che avrai lunghi giorni da vivere e sapere. E così fu.
Cavalcava, veloce e fiera, quei boschi Eleonora quando il giovane Castagno, pieno di vita e di fiducia, distendeva le fronde verso il cielo immenso. Quando irrobustì il tronco, era spagnoleggiante la parlata dei signori che gli passavano accanto, a caccia di selvaggina. Era già vecchio e stanco, quando i principi di Savoia, in esilio nella sua Terra, arrivarono fin lassù dalla grande città sul mare, in cerca di riparo dalla calura estiva. Li chiamavano re, Re di Sardegna. E a lui sembrava strano che qualcuno potesse comandare altri. E in casa non propria. Ascoltava. Ascoltava tutto. Anche i discorsi degli uomini. E imparava. Imparava che il trascorrere del tempo lo chiamavano Storia. Imparava che la storia, le vicende degli umani, finiva per coinvolgere tutte le creature, l'intero creato. Ascoltava, ma tante di quelle parole gli sembravano prive di saggezza, vuote d'anima, povere di compassione. E non gli piacevano.
Spesso, tornava a trovarlo la Jana, la sua madrina. Al contrario delle altre, le parole della fata erano come carezze per lo spirito. Erano parole rare e lievi, che insegnavano amore e saggezza. Sembravano una nenia dolce, che scaldava i freddi inverni senza far male. Quando la Jana era con lui, il silenzio e le parole si confondevano, si perdevano l'uno nelle altre. Il tempo trascorreva veloce, ma denso. Era un meraviglioso scambio di esperienze e di vita.
La vita proseguiva per l'etereo spirito del bosco e per il grande spirito che ormai era diventato un vecchio Castagno. In tempi più recenti gli umani frequentarono ancora quei boschi, ma ora, più che nei tempi passati, violavano i luoghi sconvolgendo la pace che vi regnava. I cambiamenti negli ultimi cinquant'anni erano stati repentini e profondi. Ormai gli uomini arrivavano nel bosco con delle grandi scatole rombanti che chiamavano "automobili". Tagliavano gli alberi. Ne tagliavano tanti. E non lo facevano più alla pari, a forza di sudore e braccia. Usavano le "motoseghe", e il rumore moltiplicava lo strazio degli abitanti del bosco. Durante la notte alberi ed animali discutevano di ciò che accadeva, con crescente preoccupazione. Solo il vecchio Castagno sembrava resistere nell'esercizio della fiducia. Amava dire di averne viste tante. Invitava tutti a non dubitare mai nelle grandi risorse dello Spirito del Bosco.
A lungo andare, però, anche per lui, l'esercizio della speranza divenne sempre più duro. Alla fine gli uomini non si accontentarono più di tagliare gli alberi. Iniziarono anche a piantarne di nuovi. Il vecchio Castagno dovette assistere al diradarsi dei suoi fratelli. Essi vennero sostituiti da alti e possenti pini. E i nuovi arrivati crebbero. Crebbero presto. Divennero forti. Oscurarono il sole. Privi della fonte della luce e della vita, i castagni si indebolirono, ad uno ad uno. Divennero sempre più nodosi, rachitici. Non riuscivano a respirare. Iniziarono a produrre meno castagne. Iniziarono a essere "inutili" per l'uomo. Anche il vecchio Castagno era in debito di luce, di aria, di vita. Ma provava a resistere. Non venne tagliato. Era antico, e gli uomini sembravano nutrire una strana curiosità per le cose antiche. Non le curavano, ma non le buttavano. Il Castagno osservava. E non capiva, nonostante, con lo scorrere del tempo, i pensieri fossero diventati profonde meditazioni, da cui sgorgavano perle di saggezza, come gocce di rugiada a lenire l'arsura delle nuove gemme che non finivano mai di spuntare, anche nella vecchiaia. Pian piano andò in affanno, come i suoi fratelli. Pensava di aver sentito e visto tutto, ormai. Ma il peggio doveva ancora arrivare. E giunse.
Gli uomini decisero di migliorare la produzione di castagne. Quelle sarde erano troppo piccole per quello che chiamavano il "mercato". Arrivarono i porta innesti dal continente e, con essi, venne anche la malattia, fino ad allora sconosciuta in quella terra antica. Proprio nelle gemme, dove si crea, lentamente, la nuova vita, iniziò a crescere la morte per i castagni del bosco. Anche il vecchio Castagno, il faro della speranza, si ammalò. E divenne triste, sordo e muto. La Jana sentiva la sua sofferenza. Tornava sempre più spesso a trovarlo. Lo carezzava piano. Cantava a lungo per lui nelle notti stellate. Ma lui non reagiva.
Passò del tempo. Cambiarono le lune e tornò la primavera. Un giorno nel bosco arrivarono dei visitatori. Tre donne e un uomo si avvicinarono con delicatezza al vecchio Castagno. Carezzarono la corteccia. Parlavano piano. Osservavano con sguardi curiosi e amorevoli. Anche la Jana venne a vedere. L'uomo parlava. Raccontava la storia del bosco. Poi estrasse un foglio dalla tasca e iniziò a recitare. Una poesia, in Limba. Il vecchio Castagno si mise in ascolto. Le parole che udì erano antiche, come quelle dei padri. E cantavano una vicenda che sembrava familiare, la storia del patriarca del bosco. Un canto vero e toccante. Triste come solo la cruda realtà sa essere. Il vecchio Castagno riconobbe la sua storia, sentì che ancora gli uomini avevano parole di giustizia e di pace e per la prima volta, dopo tanto tempo, non si sentì solo. Lasciò che quella voce, quelle parole, gli entrassero fin dentro l'anima. Si commosse. E pianse.
Quando i visitatori andarono, rimasero la Jana e il vecchio Castagno. Lui a piangere. A lungo. Calde lacrime liberatorie, fino a quel giorno trattenute a prezzo di un'apatia che non gli era mai appartenuta. La fata a raccoglierle in una piccola ampolla. Arrivò la notte. La Jana allora cantò una nenia dolce come un canto di guarigione. All'alba, quando fu il momento di tornare dalle sue sorelle, aprì l'ampollina e rese al bosco e al suo patriarca il prezioso contenuto. Le lacrime divennero fresche gocce di rugiada, a lenire l'arsura che infiammava di morte le gemme dei castagni del bosco. A lenire e curare. A portare, nel nuovo giorno appena nato, una speranza di vita.
(Il vecchio Castagno, Violet per La Rassegna Stronza).

Così Parlò zio Gecob
Come arrivano lontano i raggi di una piccola candela: così splende una buona azione in un mondo malvagio.

Così Aggiunse Violet
A Tonara esiste un meraviglioso Castagno di più di Settecento anni. Ho accarezzato il suo tronco. Ascoltato la sua voce. Mi sono riposata per un momento appoggiata a lui. È malato: il “cipinide del castagno” è stato introdotto in Sardegna di recente, probabilmente infettava gli innesti fatti arrivare per migliorare la produzione delle castagne. Una malattia terribile che attacca le gemme e, anziché dare vita ai frutti, libera nuovi parassiti che continuano il ciclo di morte. Ora è stato introdotto un coleottero, antagonista naturale del cipinide, che si spera possa bloccare l’infezione. Ci vorrà tempo. Intanto io non dimenticherò mai il bosco e la voce del Vecchio Castagno e tornerò presto a trovarlo. Grazie a chi ha cantato per noi questa storia: le parole vere, per quanto dure possano essere, sono sempre fonte di riflessione e di commozione. E la commozione, cioè il movimento del cuore, che esse suscitano, genera sempre speranza e vita. Io, lo credo fermamente!

La Parolina della Settimana
Resilienza. È la capacità di affrontare e superare le avversità. È il trovare in sé stessi le risorse positive che ci fanno rialzare dopo una caduta, che non ci fanno lasciare spazio allo sconforto e alla paura, ma riaccendono la speranza dentro di noi e intorno a noi!!!
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4 commenti:

  1. In una parola: Commovente! =')

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    1. Grazie per avermi letta... ma soprattutto per esserti fidata di me, nel farmi conoscere questa storia
      Violet

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  2. grazie anche da parte mia, il castagno si è commosso ,ma ha detto che resisterà anche per raccontare altre storie belle come questa

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    1. Deve resistere, per sé e per noi. Cosa sarebbe una storia senza la sua anima? ...solo una vuota cornice. Lui che vive, invece, è testimonianza e vita, per tutti!

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