martedì 10 settembre 2013

Cabudanni 2013, progetti per il futuro - By Red


“Sardigna no est Italia”, dico sempre ridendo, ma ridi e scherza è proprio così. Perché abbiamo tradizioni così antiche, così ibride e così orientali, che ci troviamo un capodanno ormai misconosciuto a settembre, noi che la tradizione bizantina non l’abbiamo mai scordata e ci portiamo nel nome di Cabudanni i segni di un calendario ricalcato da quello ebraico. Che poi è molto più saggio, perché poche cose si iniziano sotto la neve di gennaio, ma tutto si inizia con la fine dell’estate: oggi soprattutto la scuola, gli anni accademici, le stagioni sportive, ieri soprattutto i cicli della vita contadina. E in Sardegna l’8 settembre, sotto la protezione benevola della Madonna, che proprio in quel giorno festeggia il compleanno, pastori e agricoltori rinnovavano i contratti per il loro nuovo lavoro.
Ecco dunque il mio contratto per il prossimo anno, secondo le cui regole proverò a gestire la mia casa e il mio tempo.
Non sarà mia la terra dove camminerò e lavorerò, ma ne sarò ospite grata e la custodirò con cura.
Non la recinterò, perché tutti possano entrare. Segnerò sentieri che portano alle piante più belle e ai frutti più gustosi, metterò sulle strade di pietra briciole perché gli uccelli possano mangiare e petali, perché l’andare sia più lieve.
Canterò alla terra, perché possa riposare e lentamente rinascere, l’accarezzerò, perché si senta amata, non temerò di apparire sciocca percorrendola scalza, perché i gesti d’amore non devono temere la follia.
Al limitare dei terreni posti sotto la mia custodia pianterò gelsomini e mughetti, perché le donne che passano possano ornare i loro capelli e i bambini ne imparino il profumo, piante di frutta perché tutti possano mangiare.
Metterò brocche colorate vicino alle fonti, perché per tutti sia facile bere.
Farò crescere per me e per gli altri grazia e bellezza, la spargerò in ogni luogo, la regalerò. Ornerò la mia casa di ironia, farò in modo che il suono delle risate percorra l’aria superando i miei confini.
Cercherò la pace, ogni giorno, a ogni ora. Parlerò per raccontarla, agirò per costruirla, le offrirò un posto dove rifugiarsi, pregherò per lei, accoglierò chi la desidera.
Perderò tempo, chiacchiererò di tutto e nulla, berrò a lungo caffè ristretti, mangerò cose buone e di stagione, prenderò molto sole in faccia, sonnecchierò all’ombra, dipingerò pensieri con gli acquerelli, racconterò immagini.
Coltiverò forza e coraggio, ma proteggerò la fragilità.
Mi innamorerò ogni giorno, e ogni giorno lavorerò perché nessun nuovo amore si spenga. E più un amore sarà strano e impossibile, più lo amerò.
Conoscerò mondi nuovi senza mai dimenticare la mia madre, la mia isola di terra e vento.
Pagherò in abbondanza tutti i lavoranti che vorranno offrire tempo e braccia al mio campo, non li froderò, farò che il lavoro di tutti sia leggero.
Aspetterò ogni tramonto e mi incanterò ad ogni notte, darò un nome a ogni stella.
Farò la mia terra patria di sogni, rifugio di speranza. Paese abitato da matti che credono nell’impossibile, da poeti apolidi.
Questo è il mio progetto fino al prossimo raccolto, che spero sia buono ed abbondante.

Se la terra vorrà che un piccolo angolo di sé sia così abitato e coltivato… dica solo “lo voglio”: io ho già messo la firma!

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