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Il Canto

Io sento il tuo canto Di fronte al tramonto Anche quando è lontano Disperso nel vento Io sento il tuo canto Di fronte al tramonto Anche quando lontano Non lo intoni più Non lo senti più Io intono il mio canto Di fronte al tramonto E lo accordo a quello Degli uccelli del cielo Lo accordo al mare Che accarezza la riva Lo accordo al respiro Che sale dal bosco Gli do ritmo dell'onda Nei campi di grano Del piegarsi di un pino Dove più tira il vento Gli do ritmo di Luna Che danza nel cielo E del carro di stelle Che fa le stagioni Ora tutto si ferma È silenzio nel mare Per un attimo tace Anche il ritmo del cuore Apro gli occhi Li allungo sull'orizzonte Nell'attesa ritrovo La pace e il respiro C'è una linea sottile E la guardo salire Dove nasce ogni giorno Dove stanco poi muore Dove nasce la notte Che rincorre il mattino Dove ogni vagito S'intona col Primo Sarà là che in un tempo Non troppo lontano Il mio canto p...

Il Regno della Perfezione

Immagine da Web    In un tempo lontano, in un castello del Grande Nord, viveva un Re che aveva dodici figliole. Si racconta che la Regina fosse bellissima, la Bellezza in persona, scesa a visitare il Mondo: ma questa visita era stata davvero molto breve e la Regina era tornata al Regno della Perfezione, a cui apparteneva, poco tempo dopo aver dato alla luce l'ultima delle sue bambine. Le Principesse erano belle come il Sole, perché conservavano ciascuna un raggio di Bellezza della loro amata Mamma. Il Re era rimasto molto rattristato dalla perdita della sua sposa e aveva paura che potesse accadere qualcosa di brutto alle sue figliole, così aveva ordinato che le Principesse non abbandonassero mai il castello, né giorno né notte, e che non praticassero le tre Arti della perfezione, la Danza, il Canto e la Musica. Le fanciulle, oltre che belle, erano sagge e prudenti: obbedienti, rispettavano del tutto il volere del padre. La vita procedeva tranquilla, se non f...

Stiletto sport - il calcio visto dai tacchi a spillo

La domenica dei Santi in Paradiso (o dell’inno a Casteddu)   Casteddu è un’incantevole città del sud Sardegna, posta a controllo di un ampio golfo ricco di approdi e per questo meta, dalla remota antichità, dei più strambi e coloriti personaggi che si possano immaginare. Tra loro come non menzionare Fenici, Cartaginesi, Romani, Pisani, Spagnoli, Gobbi, Interisti, Savoia, Milanisti? Nonostante ciò, i Casteddai da almeno 8000 anni vanno avanti tranquilli e serafici, armati di un bicchiere di vino bianco da consumarsi vista mare, grazie al prezioso aiuto di due potenti alleati: Efis e il Maestrale. La storia ci racconta di come la loro inscindibile alleanza già salvò la città da terribili eventi, quali lo sbarco di quel nanerottolo arrogante di Napoleone e altre simpatiche amenità. Bene, da oggi, anzi, da sabato, alla serie si unisce la grande Promozione del 2016. Abbiamo già detto di come Efis abbia evitato la matematica risalita in A alla vigilia della sua festa. Qualcuno si ...

Le Fate del Sole

È giunto il Vento. E mi trovo a volare leggera sulle sue ali. Volteggio, della Danza eterna. Mi lascio trasportare, chissà dove, separata dalle mie sorelle a cui stringevo forte le mani fino a poco fa. È giunto il Vento. È amico il vento in quest'Isola di Smeraldo, porta il profumo dell'Oceano. Lo diffonde, lascia che intrida ogni cosa: è salsa la terra e l'aria, la spiaggia e la brughiera, i prati e le pietre. È giunto il Vento. Reca mille voci. Parla molti linguaggi. Parla e racconta. Dell'oggi e di tempi lontani. Del perdersi l'uno negli altri e del ritrovarsi vicini, a guardarsi negli occhi e sfiorarsi, come uno specchio dell'Ora che rende presente l'Allora che fu. È giunto il Vento. E racconta. Racconta di quando i Folletti, gli Elfi e le Fate del Sole correvano liberi tra queste lande, non temendo i passi grevi dell'uomo e i suoi rozzi calzari. Racconta la fuga degli Elfi nei boschi più fitti. Racconta di come i Folletti cer...

Stiletto Sport - Il calcio visto dai tacchi a spillo

La domenica degli sfigati A volte mi capita che qualche superficiale conoscente si stupisca della mia incontenibile passione per il calcio. Stolto! Non pago dello stupore a volte mi capita che provi a redimermi con i soliti, giusti per carità, discorsi sull’immoralità di certi stipendi, sulla corruzione, gli interessi, l’inconsistenza, gli eccessi dei tifosi… Ma io se penso al calcio penso ad altro, vedo tutt’altra cosa. Se penso al calcio penso ai ragazzini. Penso a scene tipo…  “Eh, mi hanno cambiato di banco perché i professori volevano che socializzassimo tra ragazzi e ragazze. Io ho avuto culo, mi hanno messo con lei ed ero troppo contento e quando è arrivata a scuola io sono corso a dirglielo! Eh… però lei si è arrabbiata e mi ha detto che con me non ci vuole stare e che sono antipatico. Oh, ci sono rimasto malissimo, non è giusto… Però… oh, ho il pallone nello zaino, giochiamo a calcio?”.  Come si può non amare una cosa così, che fa tornare il sorriso nel p...

Stiletto Sport - Il calcio visto dai tacchi a spillo

La domenica della grammatica del calcio Oh, ma guarda chi si rivede! Ce ne eravamo liberati, e ora sono tutte in gran spolvero a piangere crisi, sconfitta e delusione per questa retrocessione in C, ops, scusate, Lega Pro, che ormai sembra inevitabile, a cinque punti dalla vetta della classifica. Dai, tornate a guardarvi il calcio che conta, lasciateci in pace che portate evidentemente sfiga, portate il vostro disfattismo fuori dal sant’Elia: è contagioso. La situazione delle ultime settimane non è entusiasmante neanche un po’, è vero, ma all’inizio di settembre ce l’eravamo detto, o no? “Il campionato di B è lungo e difficile, ci sono squadre affamate e agguerrite, è impossibile concluderlo senza aver passato momenti difficili, e noi in allora saremo con la squadra ancor più che nelle vittorie. Ogni punto è prezioso, perché se arriveranno periodi di calo, e arriveranno, sarà importante avere un vantaggio da parte e ancor più sarà importante il sostegno dei tifosi che ci sospin...

La Grande Orsa

Illustrazione originale Nicola Pisano A primavera, ai confini dell'immensa prateria, quando la Notte stendeva il suo manto stellato, sembrava che in cielo si aprisse la danza della vita. Era allora che l'Anziana della tribù radunava i bambini, fuori dai tepee , di fronte al Cielo stellato, per insegnare loro le cose della Terra, le vicende della Vita. E cominciava a narrare. Per l' Anziana donna tutti i cuccioli della tribù erano i suoi nipotini, ma una bimba era speciale nel suo cuore, perché era la figlia di sua figlia. Era una bambina minuta, particolare, riflessiva e solitaria, e sapeva ascoltare. La chiamavano Luna Piccola Bocca , perché emanava una luce pura e parlava da sola, nella prateria, come se il Vento potesse udirla. Quando gli altri bambini rientravano nei tepee per la notte, Luna Piccola Bocca si avvicinava alla nonna, metteva la sua piccola mano morbida in quella grinzosa dell'Anziana e le chiedeva: “Nonna, raccontami della Grande Orsa ...