venerdì 6 maggio 2016

Stiletto Sport - Il calcio visto dai tacchi a spillo

La domenica degli sfigati


A volte mi capita che qualche superficiale conoscente si stupisca della mia incontenibile passione per il calcio. Stolto! Non pago dello stupore a volte mi capita che provi a redimermi con i soliti, giusti per carità, discorsi sull’immoralità di certi stipendi, sulla corruzione, gli interessi, l’inconsistenza, gli eccessi dei tifosi… Ma io se penso al calcio penso ad altro, vedo tutt’altra cosa.
Se penso al calcio penso ai ragazzini. Penso a scene tipo… 
“Eh, mi hanno cambiato di banco perché i professori volevano che socializzassimo tra ragazzi e ragazze. Io ho avuto culo, mi hanno messo con lei ed ero troppo contento e quando è arrivata a scuola io sono corso a dirglielo! Eh… però lei si è arrabbiata e mi ha detto che con me non ci vuole stare e che sono antipatico. Oh, ci sono rimasto malissimo, non è giusto… Però… oh, ho il pallone nello zaino, giochiamo a calcio?”. 
Come si può non amare una cosa così, che fa tornare il sorriso nel pieno della prima delusione d’amore della vita di un quindicenne? Il calcio è questo, un sorriso nella sfiga, e per questo, per godere davvero delle vittorie bisogna aspettarle, desiderarle, sfiorarle, lasciarsele scivolare via, prima di afferlarle e stringerle forte. Insomma, i veri eroi del calcio, che giochino o tifino, sono un po’ sfigati. Finché non vincono. E allora non ce n’è per nessuno, neanche per la bella della classe.
E siccome noi un po’ sfigate lo siamo, abbiamo aspettato sabato come se fosse la giornata più importante dell’anno, e in effetti lo era. Cavoli se lo era.
Iniziava il week end che poteva decidere tutto, e noi dovevamo essere pronte.
Devo dire che lunedì sera, a fine settimana concluso, eravamo davvero felici e soddisfatte. 
Sì, lunedì, che mentre Ranieri volava e noi ballavamo, il Leicester diventava campione d’Inghilterra. Ora ve lo posso dire, io ho seguito passo passo l’impresa del mio Mister, ma non potevo contravvenire alla regola numero 1 del tifoso scaramantico, dovevo tacere. 
Non è stato facile, ma per “alè alè alè Claudio Ranieri” questo ed altro! Quanto ho temuto quando tutte quelle brutte cugurre belzavano sul carro del vincitore quando ancora non aveva vinto! Ma nulla, nulla è più invincibile di Claudio Ranieri quando sposa una causa persa. Lo sappiamo bene a Cagliari, dove giovane e sconosciuto portò un’armata di sfigati d'ogni sorta a diventare la squadra del miracolo rossoblù, secondo solo allo scudetto. Quanta gioia portò in città salire in serie B, poi volare in A e conquistare la salvezza! Non l’avrebbe detto nessuno, e nessuno avrebbe pensato che il gioco scaturito da quella squadra avrebbe continuato a far sorridere tutta la città al solo pensiero. Eppure è così: tu a Cagliari dici "Matteoli arrodugò" e tutti sorridono e sospirano di nostalgia. Non è che abbiamo vinto nulla in quegli anni, ma son stati così, come una magia! Perché Ranieri non è un allenatore normale, che fa vincere le squadre destinate a vincere, ma è un mago e fa vincere la magia del calcio: fa vincere gli sfigati.
A lunedì sera, poi, eravamo arrivate già felici, perché domenica il Leicester aveva agguantato un pareggio difficile con il Manchester e ci aveva riempite di orgoglio, perché noi ragazze abituate a soffrire con squadre come il Cagliari gioiamo più per un pareggio difeso con le unghie e con i denti che una vittoria facile. Perché il calcio vero è per quelli come noi (sfigati), ricordatevelo sempre.
E, comunque, venivamo da un sabato pomeriggio era successa una cosa meravigliosa.
Sabato pomeriggio né io né Violet potevamo seguire le partite. Perché se il calcio è degli sfigati, sfiga vuole e pretende che tu sia impegnata proprio il giorno x. E non ci puoi fare nulla, perché eri impegnata da prima che fosse deciso il giorno x. Il giorno dei play out, il giorno del dentro o fuori. Il giorno per dimostrare che questa promozione acciuffata dopo che anche l’ultimo treno era passato in realtà era più che meritata. Di che parlo? Se avete fatto questa domanda pentitevi della vostra ignoranza e redimetevi subito. Parlo del Tonara, ovvio. Tonara – Selargius, chi vince resta in Eccellenza, chi perde torna in Promozione. E il Tonara ci vuol restare tanto in Eccellenza, tolto il fatto che, dobbiamo dirlo, il Selargius per quest’anno le palle le ha rotte già abbastanza. È la partita più importante di giornata, Violet lo sa e lo ricorda a Nonna Nenna, io ovviamente approvo. Concentrazione massima, scaramanzia a livelli eccelsi. Alle 18.00 prendo il cellulare per cercare aggiornamenti sulla situazione. 
Batteria scarica. Ma come? Era fermo in borsa! Batteria scarica a causa di ottantaduemilaquattrocentoventitrè messaggi su whatsapp sulla chat delle colleghe. Ma porca miseria! Accenditi, accenditi, accenditi, ti prego, ti prego, ti prego! Si accende, ma non faccio in tempo a provare a chiamare che “quattrocentocinquantuno messaggi non letti”, e nuova catalessi dell'aggeggio. Allora permettetemi di tornare un attimo alla domanda da cui partiva questo mio post: “come fai a seguire il calcio? Perché?”. Ma perché non lo seguite anche voi, o non seguite il badmintong o il carling o non vi date ai campionati di corsa a su corru e sa furca, anziché macellare l’anima al prossimo con lagnanze di lavoro di sabato sera, quando il cellulare serve a vedere i risultati delle partite?
Tornando a noi, torno a casa e Violet mi dice: il Tonara ha vinto!!!! Doppietta del nostro nipotino!!!! Il nostro Calaresu… non poteva che farlo lui il miracolo, non ce ne voglia nessuno. Doveva andare così, all’ultimo minuto, con tutto il cuore di una squadra che è inciampata spesso quest’anno, ha sbagliato delle partite, ne ha fatto scivolare via altre, ma non ha mai smesso di crederci. Come il paese che l’ha fatta volare, un paese intero al campo di calcio a cantare sotto la pioggia fino all’ultimo minuto, anche quando il sogno sembrava potesse sfumare. Sarà che Tonara è un paese di poeti, ma sembra di raccontare una poesia. Perché tutti, la squadra e la sua voglia di vincere, il paese e i suoi cori, hanno caricato a pallettoni lui, il Cala, il bomber che quest’anno sembrava non segnare abbastanza, che qualcuno diceva non fosse all’altezza di un campionato di Eccellenza, finché non ha segnato la doppietta che serviva, quando serviva, come fanno i giocatori simbolo. Quelli che non segnano solo con i piedi o la testa, ma soprattutto con l’amore per una maglia. Che poi è amore per un paese, perché come diceva Pavese ne “la luna e i falò”: “…un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo…”. E così, dalla pioggia alla birra, vissero tutti eccellenti e contenti.

E infine c’è su Casteddu meu ‘e su coro. Non abbiamo potuto sentire la partita ed è finita 2-2, festa rimandata. Che sfigati! Violet ed io lo sappiamo di chi è la colpa, e se non smette di portare sfiga ci vendicheremo dando nome, cognome, indirizzo e ascia bipenne in omaggio, ma per ora va bene così. Perché Efisi Martiri Gloriosu lo sapeva che se il Cagliari fosse stato promosso il 30 aprile, il 1 maggio Carlo Felice sarebbe stato liberato nottetempo dalle bandiere, e non sta bene. E poi, comunque vada, il Cagliari la prossima puntata avrà uno stiletto tutto per lui, visto che mister Ranieri e il Tonara hanno già fatto il loro dovere. Sembra impossibile ma sarà il primo stiletto dedicato a una sola partita e uuna sola squadra... su Casteddu se lo merita, no? Anzi, me lo merito io!

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