lunedì 16 maggio 2016

Le Fate del Sole



È giunto il Vento.
E mi trovo a volare leggera sulle sue ali. Volteggio, della Danza eterna. Mi lascio trasportare, chissà dove, separata dalle mie sorelle a cui stringevo forte le mani fino a poco fa.
È giunto il Vento.
È amico il vento in quest'Isola di Smeraldo, porta il profumo dell'Oceano. Lo diffonde, lascia che intrida ogni cosa: è salsa la terra e l'aria, la spiaggia e la brughiera, i prati e le pietre.
È giunto il Vento.
Reca mille voci. Parla molti linguaggi. Parla e racconta. Dell'oggi e di tempi lontani. Del perdersi l'uno negli altri e del ritrovarsi vicini, a guardarsi negli occhi e sfiorarsi, come uno specchio dell'Ora che rende presente l'Allora che fu.
È giunto il Vento.
E racconta. Racconta di quando i Folletti, gli Elfi e le Fate del Sole correvano liberi tra queste lande, non temendo i passi grevi dell'uomo e i suoi rozzi calzari. Racconta la fuga degli Elfi nei boschi più fitti. Racconta di come i Folletti cercarono rifugio nel ventre della Terra.
È giunto il Vento.
Se annusi a fondo, puoi sentire ancora il gusto acido della paura che attanagliò le Fate del Sole quando scoprirono di essere rimaste sole a danzare sui prati, a correre leggere sulle contrade ormai battute dagli uomini. Vivevano di Luce, le sorelline, di Luce, d'aria e di Vento, non potevano seguire gli Elfi e i Folletti.
È giunto il Vento.
Se tendi l'orecchio porta il pianto accorato di mille e mille Fate, ferite sotto le suole pesanti delle scarpe degli uomini. Porta le voci sottili e i richiami delle Fate Anziane che radunarono l'Assemblea nella grande Radura. Porta il battito all'unisono del cuore delle Fate, quando decidemmo di non abbandonare la nostra Terra, l'Isola di Smeraldo, perché la Madre ce l'aveva affidata, e siamo Figlie fedeli!
È giunto il Vento.
E, ogni volta che giunge, danziamo nei campi, Fate del Sole. Il nostro Spirito abita il più umile tra tutti i fiori, il Tarassaco dalla gialla corolla. Per questo, se lo calpesti, torna subito ritto: perché il cuore delle Fate è indomito e nessuno potrà spezzarlo e interrompere la Danza della Vita.
È giunto il Vento.
Noi Fate bambine, a primavera, vestiamo gonne leggere. Sono fili di libertà e d'amore che le Fate Madrine hanno ricamato di trasparenza di Cielo. Ci stringiamo, ci teniamo la mano. Finché viene il Vento dell'Oceano e ci porta a danzare con sé.
E sarà danza di Vita, trovare una contrada da chiamare Casa. E sarà danza di Piccola Morte, posare il capo sull'umida Terra e abbandonarsi al sonno nel canto del suo grembo. E sarà danza di Rinascita, aprire gli occhi un giorno, gialla corolla di fronte al Sole, a danzare in un prato verde, baciato dalla rugiada, la vita che non muore.

Il tarassaco, o dente di leone, nelle credenze popolari europee è definito un fiore magico e soprannaturale grazie alla sua tenace sopravvivenza. Una leggenda irlandese racconta come, quando l'uomo popolò l'isola, che fino ad allora era stata abitata da gnomi, fate, folletti ed elfi, le fate si rifugiarono nella sua corolla color del sole per non essere calpestate dai nuovi abitanti, molto più grandi di loro e soprattutto non dotati della facoltà di percepire la presenza di forme di vita diverse dalla propria. Da questo, prende avvio, il breve racconto che si libra nel vento come i semi di un Soffione.

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