martedì 15 marzo 2016

La Fanciulla dal Sorriso di Luna - by White


A novant’anni dal Nobel, ad ottanta dalla morte, mi pare sia propizio ricordare Grazia Deledda.
In alcune delle sue opere che si parli preferibilmente di donne lo si intuisce già dal titolo: Marianna Sirca, Annalena Bilsini, Cosima, solo per citare i suoi personaggi femminili più conosciuti. 
In realtà la sequenza delle sue donne è ben più radicata. 
Tracciata con l’accuratezza di un ritratto eseguito da una mano capace. 
Immaginate un’antica toeletta, di quelle con lo specchio centrale e quelli laterali orientabili. Dove l’immagine si moltiplica e può essere osservata da diverse angolazioni, con civetteria, spirito critico e curiosità. Sotto il ripiano una miriade di cassetti e cassettini, con la serratura o no. E ribaltine.
Ecco per me questo elemento del mobilio così potentemente evocatore della femminilità riflette l’idea che mi son fatta della Deledda e del suo mondo delle donne,
della sua indiscutibile capacità di scrutarne l’anima. 

BIANCOFIORE
La mia prima e sola amica si chiamava Biancofiore: ed è stata la prima e sola persona al mondo che io abbia cordialmente invidiato……
E anche lei, Biancofiore, cresceva col suo nome, come crescono i fiori col loro e non si può immaginarli con un altro: la rosa è la rosa, la giunchiglia è la giunchiglia. Biancofiore aveva il pallore diafano della gardenia, incoronato dal nero corvino dei capelli lisci e iridati; e anche gli occhi erano scuri, ma di quel bruno meridionale, lampeggiante di sole, con le sopracciglia che restano nere anche nella più tarda vecchiaia. …
Amicizia nata dalla vicinanza sul banco di scuola della seconda classe elementare, e via via rinforzatasi appunto dall'attrazione dei contrasti. Biancofiore, bella, ben vestita, sempre accompagnata da una domestica già anziana che scimmiottava la frigida austerità della nobile padrona, non aveva, nonostante l'esempio e la biblioteca del padre, che una gracilissima intelligenza: io la stordivo con le mie invenzioni, con l'essere la prima della scuola, con la beffa benevola ma condita d'invidia, che per vendicarmi indirettamente di lei mi prendevo delle cose e delle persone che la riguardavano…
Il vestito rosa della mia amica, le sue collanine di corallo, mi lasciavano, dopo queste visite, il gusto amarognolo delle feste godute in casa altrui. ….
Eppure la sorte di Biancofiore e della sua amica fu molto diversa: ella rimase nella sua bella casa, ….mentre io salivo la scala della vita, con tutti i suoi diversi gradini, a volte di marmo lucente, a volte di pietra aspra e corrosa. ..
Biancofiore non si era mai mossa dal suo sfondo, come non si muove una figura, per quanto bella e viva, dal quadro ov'è dipinta: aveva la mia stessa età, ma dimostrava sempre quindici anni. Come i popoli felici, non aveva storia. Non scriveva mai, non mandava neppure un saluto: forse si era anche dimenticata del passato, dell'amica, come ci si dimentica di un oggetto perduto che non si spera più di ritrovare. Le sue mani sempre giovani, con le dita che come i ceri non accesi non si consumano mai…..”

(La mia amica, dal «Il cedro del Libano”,Novelle, 1939)


LA SIGNORA ROTTA-TORELLI
La signora e le figliuole del professor Rotta-Torelli, riunite
intorno alla tavola ancora apparecchiata, nella saletta tranquilla la
cui porta a vetri dava su un giardino incolto, discorrevano col giovane professore Antonio Azar.
A dire il vero, la signora, ancor giovane e bella, ma coi capelli
bianchissimi, ascoltava in silenzio, stuzzicandosi i denti e
guardando con due vivi occhi neri or l'uno or l'altro dei giovani, a
misura che parlavano, senza aver l'aria di capire del tutto le loro
discussioni. Ella era figlia d'un capitano piemontese, di quelli che
"han fatto la patria", e che perciò forse non aveva avuto il tempo
di curare l'istruzione della figlia, lasciandola crescere nella più
completa ignoranza: ella non leggeva mai un libro, e non sapeva
se i molti che leggevano le sue tre figliuole fossero buoni o cattivi…

(Amori Moderni, da “Amori Moderrni”, Novelle, 1907)

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