La osservavano da tempo, dall’alto sembrava davvero piccola. Ma i suoi occhi no, erano immensi, arrivavano fino a cielo. Non sapevano perché le attirasse così, ma non potevano fare a meno di spiarla un po’ ogni sera. “Anche lei guarda noi” si dicevano per giustificarsi. Ogni notte la vedevano nel giardino di casa sua, al buio. Amava il buio, amava vedere solo il profilo delle cose, “è l’essenziale”, diceva a una bambina che l’accompagnava nelle sue lunghe notti all’aperto. Ridevano, correvano, cantavano, nel gioco sembravano coetanee. Quando si faceva tardi veniva il tempo delle storie e si adagiavano su un dondolo, la bimba con la testa poggiata in grembo alla donna. Loro provavano a coglierne discorsi, sembravano inventare le storie più incredibili dell’universo, ma parlavano troppo piano perché si sentisse fin lassù. Spesso invece la vedevano con un’altra donna, sedevano una accanto all’altra sul dondolo e bevevano birra. Parlavano fitto fitto e ridevano. Quelle risate volavan...