lunedì 4 gennaio 2016

Il pescatore e la fanciulla dal velo fatato

Immagine da web

C'era, tanto tempo fa, o forse ieri, un paese molto lontano, dove il Sole si affaccia per primo, dove la Luna gioca a nascondino con il sacro monte Fuji e dove le Stelle danzano in cielo, come mille e mille sorelle che fanno volteggiare il loro manto leggero.
In questo paese, tra il limitar del bosco e la riva del mare, aveva costruito la sua capanna un pescatore. Il pescatore era un uomo solitario e semplice. La sua vita era faticosa, perché lavorava da sole a sole e gettava le reti quando in cielo già brillavano le stelle ma, chiunque lo incontrasse, diceva che aveva un sorriso in fondo agli occhi: il sorriso profondo e rassicurante, sereno e schietto, di chi conosce il segreto della vita. E un segreto il pescatore doveva averlo davvero, per non lamentarsi mai della solitudine e della fatica, per essere felice sempre, con il sole e con la pioggia, con il sereno e con la tempesta. Amava il mare, che gli regalava bellezza a non finire e cibo fresco di cui nutrirsi ogni giorno. Amava le albe e i tramonti, le notti d'estate e la loro brezza leggera, il rombo dell'uragano nella stagione invernale. Amava il calore del meriggio, la sabbia sotto i piedi e il bacio fresco delle stelle. Amava anche il bosco, il suo abbraccio verde, le stelle color di smeraldo che fluttuano tra le fronde mosse dal vento, i colori, i profumi e i sapori dei sui fiori e dei suoi frutti.

Una volta, come ogni giorno, il pescatore uscì di casa con la canna da pesca e il secchio. Andava alla riva a pescare, quando sentì un profumo venire dal bosco. Era un profumo speciale, più soave di quello del fiore più piccolo e delicato, più dolce di quello del frutto più prelibato e più intenso di quello della resina più preziosa. Quel profumo gli pentrò nelle narici, gli riempì i sensi e gli invase la mente, tanto che dovette lasciare secchio e canna e mettersi alla ricerca della sua origine. Vagò a lungo nell'intrico degli alberi, percorse i sentieri noti e si addentrò in quelli più sconosciuti, finché giunse ad una radura luminosa dove il profumo si fece particolamente intenso. Rapito, alzò gli occhi e vide un velo che pendeva da un ramo. Allungò la mano e lo prese con immensa delicatezza. Era leggero come l'aria del mattino, trasparente e fresco come un torrente cristallino, brillante come il sole e luccicante come una tersa notte di stelle, quando la Via Lattea si fa tanto vicina alla Terra da specchiarsi sul mare. Nessuna mano umana avrebbe potuto tessere un velo così prezioso, impalpabile e leggero. Era un dono del Cielo. Il pescatore lo avvicinò al viso e chiuse gli occhi. Gli sembrò di volare nella notte, sopra il mare, incontro alle stelle, che danzavano in un girotondo di luci. Quell'incanto, però, durò solo un istante, perché venne interrotto da una vocina.
– Quel velo è mio – disse la voce – Restituiscilo!
Era una splendida, piccola fanciulla colei che aveva parlato. La più bella fanciulla che il pescatore avesse mai visto. Aveva i capelli neri, lunghi e setosi e la pelle di luna. Gli occhi erano brillio di stelle e le labbra erano rosse come ciliegie mature. Appena la vide il pescatore se ne innamorò. Non poteva darle il velo: sarebbe di certo fuggita da lui, appena lo avesse riavuto.
La fanciulla iniziò a piangere, un pianto sommesso e lieve, ma struggente. – Se non riavrò il mio velo – disse – non potrò tornare dalle mie sorelle. Se me lo restituirai, ti prometto che danzerò per te, per sempre!
Rapito dalle sue promesse e commosso dal suo pianto, il pescatore si intenerì. Con uno sguardo pieno di stupore e amore, le diede il velo. La fanciulla lo indossò e divenne ancora più bella, più leggera, più eterea. Come una ninfa, o una fata, di quelle narrate dalle leggende di ogni tempo e ogni luogo. I rami degli alberi del bosco iniziarono a dondolare, le foglie a stormire e gli usignoli intonarono il più bel canto che il pescatore avesse mai udito. I piccoli piedi della fanciulla si mossero leggeri. Ondeggiarono avanti e indietro, descrivendo cerchi sempre più ampi, quasi non toccavano terra e, con il suo volteggiare, la fanciulla sembrava volare. Scese la notte. Le Stelle, piccole e luccicanti, danzavano in cielo e la fanciulla, con il suo velo fatato, volò fino a loro e si unì a quella danza. Il pescatore rimase lì, tutta la notte, con gli occhi fissi al cielo stellato. Quando le lunghe dita rosa di Aurora si stesero come una carezza leggera a spostare il velo della Notte e stendere quello del Giorno, una piccola Stella si accese. Fu come un breve saluto, come un grazie, come una promessa d'arrivederci: la Stella volteggiò ancora tre volte, per lui e per lui solo, prima di seguire le altre verso il riposo. Il pescatore accolse quel brillio e lo portò con sé, nel profondo degli occhi incantati, come un sorriso che lo accompagnò verso casa.

Da allora, quando la notte il pescatore esce con la sua piccola barca a gettare le reti, non manca mai di alzare lo sguardo al cielo. Lassù c'è una piccola Stella e, sempre, ogni notte, danza per lui. Per questo, quando prima dell'alba si accende un brillio di saluto, lui sa che un giorno, vicino o lontano, lei tornerà. E quel giorno una fanciulla, avvolta in un manto di cielo, e un pescatore danzeranno insieme. Quel giorno e per sempre!


Esiste in Giappone una leggenda che parla di un velo fatato, di una ninfa del cielo e di un pescatore.
Si raccontano in Sardegna molte storie sulle stoffe preziose tessute dalle Janas sui loro telai d'oro.
E così capita, nelle parole dei racconti antichi, di scoprirsi a casa, nel brillio delle Stelle come dall'altra parte del Mondo...

2 commenti:

  1. Grazie
    Grazie di tante cose... di essere il nostro artista, dell'affetto e della fiducia con cui ci segui
    grazie che ci leggi, che ci commenti
    grazie per i tuoi doni, sempre speciali

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